Cavallone (Grotta del )
42.038154,14.154822
Location
La grotta del Cavallone, nota anche come la grotta della figlia di Iorio, è una grotta di interesse speleologico che si apre nella Valle di Taranta, all'interno del parco nazionale della Maiella, nel territorio dei comuni di Lama dei Peligni e Taranta Peligna, in provincia di Chieti. Fonte bibliografica : * L'enciclopedia libera Wikipedia in italiano, articolo "Grotta del Cavallone" : it.wikipedia.org/wiki/Grotta_del_Cavallone
History
La grotta venne notata per la prima volta dai pastori locali che con il bestiame salivano sui pascoli d'alta quota della Maiella, che tuttavia non la visitarono mai[. Una prima visita avvenne solo a partire dal 1666, anno in cui venne effettuata una prima esplorazione della caverna, come testimonia la data del 1666 incisa, assieme ad altre via via più recenti, in un masso sito nell'atrio dell'ingresso. Tuttavia come anno della prima vera e propria esplorazione della grotta si considera il successivo 1704, ad opera di Donato Antonio Franceschelli e Jacinto de' Simonibus, di professione medico, che la visitarono assieme a quella del Bue (o del Bove). L'anno seguente venne menzionata dal fisico napoletano Felice Stocchetti in una sua opera e nel 1759 anche da Francesco Cicconi, che assieme alla tradizione orale della gente del posto, contribuirono a farla conoscere maggiormente[7]. Nel 1831 il botanico napoletano Michele Tenore provò ad esplorarla, ma dalle difficoltà riscontrate si convinse a ripiegare sulla vicina grotta del Bue. Nel 1865, un pastore di Taranta Peligna, un certo Matteo Ciavarra, nel recuperare una sua capra che si era sperduta sui monti, entrò, dopo più di un secolo dall'ultima visita, nell'antro, contribuendo a ravvivare l'interesse per la grotta: infatti subito nello stesso anno il dottor Egidio Rinaldi la percorse, spingendosi oltre la "Bolgia Dantesca". Nel 1893 fu il turno di Alessandro De Lucia, cancelliere di Pretoro, che assieme a un contadino e due minatori riuscì a calarsi nel "Pozzo senza fine"; lo stesso fondò la Società delle Grotte del Cavallone e del Bue, i cui soci realizzarono nel mese di dicembre la scalinata d'accesso scavata nella roccia e nei punti più pericolosi del percorso delle scale in legno, di cui permangono i resti (prima per raggiungerla ed esplorarla si stendevano delle corde dall'alto o in alternativa venivano attrezzate delle tregge o cavalcature sia per il tragitto di andata che di ritorno). Nel 1904 Francesco Paolo Michetti, per il secondo atto della tragedia pastorale La figlia di Iorio di Gabriele D'Annunzio, realizzò la scenografia ispirandosi all'atrio d'ingresso della grotta del Cavallone. Sull'onda del successo dell'opera dannunziana, la caverna fu soprannominata "grotta della figlia di Iorio". Lo speleologo Luigi Vittorio Bertarelli nel 1907 ne calcolò le dimensioni interne, mentre nel 1912 vi entrò anche il collega Giovanni Battista De Gasperi per produrne la planimetria. La grotta fu utilizzata, assieme a quella del Bue, dopo la distruzione sistematica del paese nel corso della seconda guerra mondiale, tra il novembre 1943 e il febbraio 1944 come rifugio per molti abitanti di Taranta Peligna. Dopodiché fu oggetto di nuove esplorazioni da parte degli speleologi a partire dagli anni cinquanta, che portarono alla scoperta di nuove cavità. Nel 1978 venne realizzata la cestovia "Colle Rotondo-Cavallone" per permetterne l'accesso. Fonte bibliografica : * L'enciclopedia libera Wikipedia in italiano, articolo "Grotta del Cavallone" : it.wikipedia.org/wiki/Grotta_del_Cavallone
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